TRE DOMANDE A DARIO MEZZANO, CEO di HAVAS

E’ recentemente diventato Socio Gold della Chambre. Secondo lei, che cosa può apportare la Chambre a un azienda come Havas?

Non è la prima volta che entro in contatto con la comunità d’affari della Chambre, anche se mi sono reso conto che negli ultimi tempi la CCI France Italie ha intrapreso un percorso di cambiamento inedito rispetto al passato.

Il nuovo Presidente ha creato sicuramente nuovi stimoli e impulsi, con delle iniziative molto interessanti. In un momento così difficile tra Italia e Francia, è un bene per il paese che ci siano degli uomini che lanciano dei segnali positivi. Questo è ancora più importante per me in quanto rappresentante di un’azienda che porta un nome francese, ovvero quello di Havas.

Sono molto felice che oggi ci sia una Chambre particolarmente attiva, propositiva e creativa, che sviluppa i contatti e le sue attività in modo intelligente e costruttivo.

In questo contesto particolare per le relazioni franco-italiane, abbiamo bisogno della Chambre non solo per comprendere quanto sono profonde le somiglianze tra i nostri due paesi, ma soprattutto per puntare su quello che più ci accumuna e unisce, anziché su quello che ci differenza e divide.

Sono convinto che sia necessario investire sui nostri talenti e in questo mi ritrovo e identifico nelle idee e nei progetti della Chambre.

Qual è stato lo sviluppo del settore dell’advertising in questi ultimi anni in Italia?

Storicamente, l’Italia non è un terreno fertile per la pubblicità. Ha sempre avuto un investimento pari alla metà di quello francese e a un terzo di quello inglese. Pur essendo un paese industrializzato, con una popolazione uguale a quella dell’Inghilterra e un reddito uguale a quello inglese, la pubblicità ha un volume d’affari da una a tre volte inferiore rispetto a quello inglese.

Questo spiega in parte l’impoverimento della creatività che, da un lato è dovuta agli investimenti ridotti nel campo dell’advertising e, dall’altro, a una mentalità influenzata dalle logiche del consumismo.

La crisi economica internazionale ha avuto peraltro delle forti ripercussioni sul mercato della pubblicità: se per diversi settori di attività, come quello automobilistico che si è rialzato più forte di prima, c’è stata una crescita, l’advertising invece soccombe ancora. Dei 12 miliardi che rappresentavano la spesa pubblicitaria, oggi se ne spendono solo 6 miliardi. Il mercato si è dimezzato, anche se, allo stesso tempo, le dimensioni digital e social hanno conosciuto un forte sviluppo.

Oggi, tutte le agenzie di pubblicità lavorano in dumping e sono rifocillate dalle agenzie media che, al contrario, continuano a fatturare e permettono di non andare in fallimento.

E in questa realtà poco positiva, qual è la posizione di Havas? Come riesce a distinguersi rispetto alla competizione internazionale?

Havas è una grossa agenzia di pubblicità, tuttavia siamo un piccolo gruppo (il quinto o il sesto in Italia). Se consideriamo le prime agenzie che appartengono ai gruppi dell’advertising, Havas rappresenta sicuramente la realtà più rilevante con una quota di mercato nell’advertising pari al 10-11% circa. L’agenzia accoglie in totale 600 persone nello stabile di Milano. Uno dei nostri punti di forza è rappresentato dall’ “Havas Village” che raggruppa tutti i nostri esperti di comunicazione e ci permette di lavorare in forte collaborazione. Inoltre, siamo supportati da un’equipe di 200 persone che si dedicano al digital e al social, da una piccola società di eventi molto performante e da un’ottima agenzia di PR. Lavoriamo quindi a 360 gradi.

La nostra fortuna sta nella continuità di rapporto e nella credibilità che abbiamo raggiunto sul mercato, grazie alle persone che da 35 anni a questa parte hanno costruito e continuano a guidare l’agenzia, di cui sono il fondatore. Questo ci ha consentito nel tempo di fidelizzare e ampliare la nostra clientela in un mercato in cui occupiamo una posizione di rilievo e in cui tutti gli anni registriamo una crescita del 10%.

I brand e i grandi clienti che seguiamo sono diversi, tra questi TIM, Ferrero, Edison, Peugeot e, recentemente, Grana Padano.

 

Marie-Astrid Roy
Direttrice Lepetitjournal.com/Milan

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